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Base 0 - Olmi

Il percorso, molto panoramico, percorre, alla quota media di 200 metri, il tratto di costa meridionale compreso tra San Fruttuoso e Portofino Mare attraversando ambienti naturali e umanizzati di grande pregio e bellezza. Allontanandosi progressivamente dalla Costa dei Ghidelli (il sottile crinale che scende verso sud dal Monte delle Bocche e limita a levante l’insenatura di San Fruttuoso) si percorre un lungo tratto rettilineo di costa a precipizio sul mare.

L’elevata pendenza delle pareti rocciose è la causa dell’assenza di spiagge, cosicché il mare, aperto in questa zona ad ogni traversia, ed in particolare a quella dominante del libeccio, limita la propria forza erosiva alla sola dissoluzione chimica della roccia o allo sfondamento meccanico di grotte e fratture. Il clima di questi versanti è tipicamente mediterraneo come lo è il tipo di vegetazione costituita per un lungo tratto dalla vegetazione rupestre e dalla macchia mediterranea.

Il percorso fiancheggia e attraversa ampie zone rocciose, di cui si possono riconoscere la natura geologica (conglomerato di Portofino) e l’intensa fratturazione. Si scende quindi in uno stretto e cupo vallone nelle cui profondità si accumula e scorre, con deflusso sotterraneo, una buona quantità di acqua.

Immersi nella quiete del vallone viene spontaneo il confronto con le condizioni climatiche della restante parte del versante. Si distingue una sensibile variazione microclimatica. La temperatura diminuisce, l’umidità si fa più elevata, l’insolazione è molto debole, la ventosità è praticamente assente; penombra e luci soffuse creano un ambiente singolare, particolarmente adatto alla vegetazione mesofila. Giunti sul crinale si trova ben presto il consueto paesaggio costiero: si è in un punto che consente di osservare come, vicino al mare, sulle pendici più ripide, dove l’ambiente è più inospitale, le piante siano basse e crescano distanziate l’una dall’altra.

Proseguendo sul sentiero si incrocia il torrente Ruffinale, che deve il nome, probabilmente, al latino Rivum finale, da cui la forma dialettale che significa “rio del confine”, per la funzione di confine naturale svolta tra due diversi insediamenti stanziati, fin dai tempi della colonizzazione romana, nel Promontorio. In corrispondenza di questa valle la costa rientra a formare una piccola ansa, chiamata Cala degli Inglesi per giungere velocemente a località Prato.

Le fasce di Prato rubano spazio ai balzi rocciosi, i coltivi si fondono e sfumano nella vegetazione spontanea, a testimoniare i legami dell’uomo con la natura. Un rapporto sereno ed equilibrato, fatto di rispetto e non di sopraffazione, sposa il paesaggio agrario a quello naturale. La coltivazione promiscua della vite, dell’olivo, degli ortaggi, degli agrumi e degli altri alberi da frutta, perpetua lo svolgimento di un’attività agricola viva gia dai primi secoli del Medioevo. Fiancheggiando i coltivi si prosegue sino a raggiungere il torrente Vessinaro, il cui corso è stato sbarrato per realizzare un serbatoio idrico a scopo irriguo e antincendio. Poco oltre l’incisura si giunge ad un bivio che, sulla sinistra, tra i coltivi, porta in località Olmi fino a Portofino Mare.