logo ente parco di portofino

Bocche – Crocetta

Alle Bocche si congiungono due lunghe e profonde incisioni vallive che determinano una sella lungo il crinale che unisce il Monte delle Bocche (508 m) al Monte Croce di Nozarego (388 m). Il clima temperato continentale tipico della regione sommitale, in prossimità della quale ci si trova, entra nettamente in contrasto con il clima mediterraneo del settore meridionale verso il quale si scende.

Nei tratti successivi il sentiero è costeggiato da esemplari di cedro d’Atlante, cedro dell’Himalaya e cipresso dell’Arizona, alberi non originari del nostro paese, che sono stati piantati per scopo ornamentale diversi decenni or sono; la copertura vegetale intorno è però costituita da un bosco ceduo misto di castagno e carpino nero. Il sottobosco è formato prevalentemente da rovo.

Questo arbusto si è diffuso a causa del cessato utilizzo del bosco da parte dell’uomo che periodicamente ripuliva col fuoco il sottobosco in maniera tale da fertilizzare con le ceneri il terreno, arricchendolo di potassio, e da eliminare contemporaneamente i concorrenti degli alberi nel prelievo di sostanze nutritive dal suolo. Abbandonata questa attività, il rovo, non danneggiato dagli incendi, è stata una delle specie favorite nella ripresa vegetativa su questo suolo impoverito di sostanze organiche.

Qua e là nel bosco si incontrano esemplari, prevalentemente di castagno, riversi a terra. Questo castagneto è stato a lungo utilizzato per produrre legna. Gli alberi di castagno caduti per il vento e la pioggia permetteranno alle giovani plantule, non solo di castagno, ma anche di carpino nero, di orniello, di nocciolo e di sambuco nero, di formare il bosco misto disetaneo (composto da elementi di età diversa), capace di equilibri naturali più stabili, e quindi di resistere ad eventi atmosferici avversi e ad eventuali attacchi parassitari. È per accelerare questo processo che nella parte a monte del percorso è stato effettuato un taglio selettivo delle piante meno vigorose, lasciando gli esemplari che costituiscono un bosco meno fitto e in competizione. Dal legno di questi tagli sono state ricavate le panchine e gli arredi del Parco.

I tagli che hanno interessato i grandi esemplari di pino marittimo sviluppatisi intorno al percorso sono invece dovuti ad una micidiale e selettiva parassitosi che la specie ha subito da parte di una cocciniglia, il mazzucocco (Matsococcu feytaudi), che sta uccidendo, senza possibilità di contromisure, la specie in un’ampia area geografica, costringendo, per ovvi motivi di sicurezza, all’eliminazione degli individui prossimi ai percorsi pubblici. 

Mentre si cammina sulla pedonale, per la cui pavimentazione sono stati usati anche ciottoli delle rocce più dure contenute nel conglomerato (quarziti, anageniti, gneiss granitici e diaspri), si lascia sulla sinistra, a circa 400 metri di quota, un curioso blocco di questa roccia al quale la fantasia popolare ha dato il nome di «a Meisia», la madia.

Sempre tra gli aneddoti locali riguardanti il conglomerato vale la pena di ricordare che gli abitanti della zona lo ritenevano una lava e, inoltre, pensavano che le bocche che hanno dato origine all’omonimo monte fossero i crateri di un vulcano spento.

Oltrepassata la lapide che ricorda la morte del pittore Giuseppe Amisani si giunge a Crocetta  alla stentata ombra di una pineta a pino marittimo, costituita da esemplari di decine di metri di altezza, purtroppo malati.