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Caselle – San Fruttuoso

Mentre si scende ulteriormente si notano le prime fasce e, tutto intorno, si intuisce che la morfologia del territorio è stata modificata dall’intervento dell’uomo che ha terrazzato i pendii per moderarne le pendenze, altrimenti inadatte alla coltivazione. Nella memoria dei vecchi rimane il ricordo di raccolte che gli oliveti di questa zona, magnificamente esposti, consentivano, del taglio della lisca (ampelodesma) per fare reti e cesti e dei giganteschi ginepri rossi. Di quest’ultima specie, il cui legno compatto era molto ricercato per lavori di ebanisteria, rimane uno splendido esemplare nel bosco poco prima di entrare a San Fruttuoso.

Nell’avvicinamento alla bassa vallata si incontrano le case abbandonate, vecchie fasce i cui muri a secco sono composti unicamente da blocchi di conglomerato di varie dimensioni, olivi che recano le tracce del fuoco e dalle cui ceppaie ributtano numerosi polloni, vecchi coltivi e le tracce di antichi sentieri che si perdono nella macchia.

Dove giunge l’acqua crescono rigogliosamente vegetali come la canna e numerosi tipi di felce, e trovano un punto di riferimento molti animali come il ramarro, il biacco e numerosi uccelli. Attraversata una piccola lecceta si oltrepassano alcuni splendidi esemplari di pino domestico giungendo alla cinquecentesca torre del Doria, costruita a difesa delle incursioni moresche, sede dal 1880 della scuola elementare e ora di iniziative del F.A.I..

Scesi sulla spiaggia si scopre una sorgente dietro le ultime arcate dell’Abbazia. Non a caso essa si trova lungo il canalone dove sgorgano le sorgenti Caselle e nella cui profondità scorre e si raccoglie l’acqua. Una visita al Complesso Monumentale è d’obbligo.