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Pietre Strette – Porcile

Da Pietre Strette, si sale lungo un bosco misto ombroso e, appena valicato il costone, ci si immerge subito nella macchia mediterranea.

Proseguendo fino ad un nuovo luogo di sosta attrezzata troviamo pini marittimi e gli scoiattoli ghiotti delle pigne, merli e cuculi, i cui canti risuonano in questi boschi insieme con il ticchettio del picchio verde e del picchio rosso.

In basso, è possibile osservare l’insenatura di San Fruttuoso di Capodimonte. In questa parte del sentiero si incontrano splendidi esemplari di pino marittimo che hanno potuto raggiungere dimensioni ragguardevoli grazie alla presenza di un considerevole spessore di terreno, noto scientificamente come suolo rosso fersiallitico. Questo terreno soffice ed aerato consente alle radici delle piante di svilupparsi indisturbate in profondità e di assimilare consistenti quantità di acqua e di sostanze nutritive utili alla produzione di una notevole massa di sostanza vivente.

Usciti dal valloncino si riprende a percorrere l’area arida e tormentata in passato dagli incendi e si giunge ad un punto panoramico posto sulla cresta. Da qui si può ripercorrere con lo sguardo l’intero cammino compiuto e godere ancora una volta del paesaggio, mutevole ad ogni stato del mare e del cielo, ad ogni variazione stagionale. Proseguendo si incontra un piccolo bosco di caducifoglie fresco ed ombroso: querce rosse usate per un rimboschimento sperimentale decenni or sono e carpino nero costituiscono la parte prevalente di questo ceduo abbandonato.

La vegetazione mediterranea del tratto che ora si percorre è costituita da varie specie di erbe pignole (genere Sedum) e da altre piante rupestri che come l’euforbia spinosa, crescono in zone particolarmente soggette al vento. Le fratture naturali della roccia, come quelle provocate dalle radici delle piante, si riempiono di terra e catturano l’acqua piovana che, evitando l’evaporazione, scorre poi lentamente all’interno del conglomerato e, riaffiorando in sorgenti, offre i suoi benefici vitali alla vegetazione, alla fauna e all’uomo stesso.

Avanzando lungo il sentiero si può apprezzare la Cala dell’Oro con la sua natura selvaggia: a ponente la casermetta del Semaforo Nuovo, a oriente, quasi sul mare, l’antica torre di vigilanza costruita a salvaguardia di San Fruttuoso. I tratti decisi del perimetro della baia e la regolare geometria delle fratture permettono di intuire l’entità e la natura delle sollecitazioni subite dal conglomerato di Portofino.

Si arriva a Località Porcile, un punto panoramico dove, sotto gli occhi dell’escursionista, le pareti della costa meridionale del Promontorio precipitano verso fondali altrettanto ripidi e si modella uno dei suoi paesaggi più tipici fatto di rupi, lembi di macchia mediterranea e piante rupestri.